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Torre di Carugo

Via Torre, Carugo

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Storia e architettura

Nello stato milanese, dall'anno 900 all'anno 1000, I'autorità feudale era in mano ai "conti", la cui giurisdizione si chiamava "contado rurale". II più antico di essi e considerato quello della Martesana, con le 12 Pievi di Alzate, Desio, Seveso, Asso, Incino (Erba), Cantù, Missaglia, Oggiono, Garlate, Brivio, Vimercate e Mariano. AI principio del secolo XI la campagna milanese fu infatti regolata in Pievi, ciascuna delle quali teneva un consiglio comunale e dipendevano nello spirituale dall'arcivescovo e nel temporale dalla repubblica di Milano. Dall'anno 1000 al 1300 si ha un periodo di intense lotte tra nobili fuorusciti di Milano e il popolo; in queste lotte le rivendicazioni politiche (lotta dei Comuni contro l'Impero), sociali (lotte del popolo contro i nobili) e religiose (lotte dei cattolici contro gli eretici) vanno di pari passo. È in questo periodo che Carugo e i suoi dintorni entrano nei documenti della Storia Nazionale. Nell'Agosto del 1222 il forte castello, di cui si ha notizia fin dall'892 e da cui trasse il nome e l'origine la famiglia Carugo (una delle duecento famiglie iscritte nell'albo della nobiltà milanese), fu preso, saccheggiato e distrutto dal Podestà di Milano, Ardigotto Marcellino, durante le discordie sorte tra nobili e popolani; si dice che I'Ardigotto, dopo aver distrutto il castello non osasse più avanzare su Cantù, dove si era rifugiato coi nobili l'Arcivescovo di Milano Enrico da Settala, poiché nel giorno dell'Assunta era apparsa una grande cometa che aveva oscurata la luna allora nel suo pieno.Una tradizione, parte scritta e parte tramandata dalla memoria dei vecchi, dice che in quel castello, il conte Carugo (il personaggio e ancora storicamente da identificare!), commettesse soprusi, violenze e delitti di ogni genere; che vi fossero inoltre trabocchetti e cunicoli sotterranei, in realtà tuttora esistenti. Narra inoltre la tradizione che il insidiasse le ragazze del paese e che una di queste, avvertita del suo sopraggiungere, nella fretta di chiudersi in una cassapanca, si trancio un dito; si racconta infine che la popolazione, stanca delle soperchierie di questo conte affidasse ad un barbiere l'incarico di ucciderlo mentre gli radeva la barba. Alcune memorie orali dicono che il castello del "cuntcarùc" comprendesse anche l'attuale "curt del Vilùm" in via Diaz e che la torre servisse da osservatorio sulla pianura: che fosse una sola proprietà lo testimonia il cunicolo (La "tana del cunt Carùc" dicevano gli anziani) che unisce nel sotterraneo le due residenze. Un altro cunicolo sotterraneo portava alla pianura.

Apertura al pubblico

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